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Un anno di WiiWare: intervista a Indie Vault
Articoli - Interviste
Scritto da Cube88   
Mercoledì 20 Maggio 2009 18:51

Oggi, 20 Maggio 2009, WiiWare, il servizio di digital delivery della console ammiraglia di Nintendo, compie un anno. Nel corso di questi 12 mesi la piattaforma ha goduto della presenza di vari titoli interessanti, per lo più appartenenti al genere delle produzioni indipendenti, come World of Goo o LostWinds. Chi meglio di Indie Vault, punto di riferimento italiano sul panorama indie, poteva fare due chiacchiere con noi in merito? Ecco, dunque, l'intervista a Vincenzo Lettera, il fondatore del sito, che per una volta si è messo dall'altra parte del microfono!

C: Vogliamo iniziare dalle presentazioni? Dicci un po’ chi è Vincenzo Lettera!

V: Solo uno che ha dedicato troppo tempo a giocare videogiochi, leggere fumetti e andare al cinema. A volte tutte e tre le cose assieme, pensa. Ovvio che con un background del genere non puoi sperare di entrare in politica e diventare ricco sfondato, anche perché, di entrare in politica, non ti va per niente. Diciamolo. Quindi cominci a scrivere sui siti e sulle riviste se un gioco è bello, brutto o così così. E alla fine, pensa un po’, cominci a guadagnarci qualcosa e capisci che in politica col cavolo che ci entri più.

C: Un rischio del mestiere! E ci vuoi dire due parole anche su Indie Vault?

V: IndieVault.it è un blogzine di informazione dedicato esclusivamente alla scena dello sviluppo indipendente di videogiochi. Quelli autoprodotti, fatti solitamente da un solo sviluppatore o da piccoli gruppi. Hai presente, no?! Esatto, quelli. All’estero esistono tantissimi portali che ne parlano in modo più approfondito ma qui in Italia non c’è ancora un punto di riferimento e i pochi siti che ne parlano lo fanno come se fossero semplici aggregatori di giochi in Flash. Nel nostro piccolo cerchiamo non solo di proporre news, recensioni e anteprime, ma anche retrospettive, interviste e approfondimenti. Dopotutto, non vedo perché i giochi indie e i suoi sviluppatori non meritino lo stesso trattamento dei blockbuster. Proprio perché è importante promuovere e far conoscere la scena indipendente, Indie Vault è diventato in breve uno dei progetti patrocinati da AIOMI (www.aiomi.it), l’unica associazione italiana che si occupa di diffondere la cultura del videogioco come mezzo di espressione artistica.



C: Bene, iniziamo allora subito a parlare di WiiWare: come credi che Nintendo si stia comportando nei confronti del servizio? Alla richiesta degli utenti di un sistema per avere più spazio per la memorizzazione dei giochi su Wii, la grande N aveva risposto inizialmente con indifferenza. Che non si sia resa conto delle sue potenzialità?

V: Con WiiWare, è innegabile che Nintendo abbia dato una notevole spinta allo sviluppo indipendente e fino a poco tempo fa era forse la piattaforma più accessibile per chi volesse sviluppare su console. Dico un’ovvietà affermando che la mancanza di un discreto spazio di memorizzazione su Wii sia stato un passo falso: parliamoci chiaro, con i servizi di digital delivery in continua espansione, uno spazio capiente era una componente obbligata. Fortunatamente, Nintendo lo ha capito e sta cominciando a porre rimedio (sia con Wii che con DSi), ma in realtà ci sono ancora alcuni ostacoli per gli sviluppatori, come il costo degli SDK (non accessibile a tutti) o un più rigido controllo qualitativo. Per un developer alle prime armi, adesso, è sicuramente più semplice sviluppare con XNA Game Studio e pubblicare su Xbox Community Games, anche se poi bisogna vedere quale servizio offre più vantaggi a livello di guadagno.

C: Il pubblico del Wii è composto da molti cosiddetti casual gamers. Quanta difficoltà può avere un gioco indipendente a conquistare questa fetta di utenza?

V: Dipende dal gioco, non dall’utenza o dallo sviluppatore. iPhone ha un pubblico decisamente più casual, eppure ha saputo dimostrare che su App Store possono avere successo sia giochi più complessi che semplici applicazioni. Tutto sta in come vengono presentati i giochi, se viene diffusa una demo e com’è fatta, quanta pubblicità ricevono e a che prezzo vengono venduti. World of Goo è la chiara dimostrazione di un gioco indipendente realizzato e pubblicizzato alla perfezione.


C: Proprio parlando di prezzo, quelli dei WiiWare oscillano solitamente tra i 5 e i 10 euro. Pensi che siano ragionevoli rispetto a ciò che offrono?

V: Ancora una volta, dipende dal gioco. Alcuni li meritano tutti, altri un po’ meno ma, fortunatamente, il fatto che tutti i titoli devono essere approvati da Nintendo fa in modo che raramente ci siano banalissime applicazioni vendute a 1000 Wii Points.

C: Oltre ai WiiWare, anche il PC e le piattaforme Microsoft e Sony offrono servizi di digital delivery che spesso consegnano nelle mani dei giocatori qualche piccola opera d'arte. Ci sono software che hai apprezzato particolarmente su Steam, Xbox Live Arcade e PlayStation Network?

V: Se non ci fossero bei giochi sarebbe un po’ noioso parlarne, no? Ogni piattaforma ha le sue perle ma, per evitare una lista immensa, mi limito a tre nomi: Aquaria (Steam), Braid (XBLA) e Flower (PSN).

C: Ok, e ora una domanda di rito: qual'è il tuo gioco indie preferito e che ti senti di consigliare a tutti?

V: Su questo non ho dubbi: Cave Story!


C: C'è qualche titolo indie particolare che stai seguendo e che credi diventerà un piccolo capolavoro?

V: Oltre al porting di Cave Story su Wii?  :D Scherzi a parte, fossi in voi terrei d’occhio Machinarium, FEZ e Owlboy (cercate su Google). Invece, non vedo l’ora che Annabelle Kennedy mostri qualcosa di nuovo sul suo Tiny Survival Horror: lei è semplicemente mitica!

C: Ora parliamo un pò della nostra situazione: com'è visto il videogioco indipendente dal pubblico italiano?

V: Non è visto. Stop. Purtroppo c’è ancora parecchia ignoranza, poiché la scena indie sta cominciando a farsi sentire solo di recente, all’estero ma soprattutto in Italia. Per molti, si tratta solo di ‘giochini in Flash’ e sono davvero una minoranza quelli che sanno davvero di cosa si parla. Come dicevo, molto è dovuto anche alla mancanza di informazione e di un vero e proprio punto di riferimento. Ci sono tanti appassionati sparsi per la rete che si limitano a parlare dei giochi indie, nascosti sui loro blog: sarebbe fantastico se, almeno in questa fase iniziale di divulgazione, fossimo tutti su un’unica grande isola. Ecco, magari senza fare la fine dei personaggi di Lost. Fortunatamente, si comincia a discutere dell’argomento anche sulla stampa specializzata italiana: Game Pro è forse la rivista cartacea con il maggior numero di contenuti a riguardo, mentre il bravissimo Simone Tagliaferri fa un eccellente lavoro su Babel, ottima rivista online.

C: E invece com'è la situazione di qualità/quantità di sviluppatori indipendenti nel nostro Paese? Siamo su buoni livelli rispetto al resto del mondo?

V: Lo sviluppo nostrano, non solo indie, è chiaramente indietro rispetto al resto del mondo: questo è il segreto di Pulcinella. Siamo degli incapaci? No. Semplicemente, l’industria italiana ha risentito di diversi fattori, tra cui l’Italian Crackdown del ’94. Tempi duri, quelli. Comunque, ora ci stiamo riprendendo alla grande e negli ultimi mesi ho conosciuto sviluppatori italiani al lavoro su progetti indipendenti incredibili. Un esempio? Naumachia: Space Warfare è realizzato da due ragazzi ed è tecnicamente mostruoso: meglio di molta altra roba che trovi sugli scaffali a 60€. E non è l’unico: Nucleus Project è un promettente RTS con elementi steam-punk in sviluppo da una sola persona, mentre MoonLoop, un neonato team indipendente, annuncerà presto qualcosa di veramente grosso.

C: Credi che ci possa essere un modo per attirare un'utenza maggiore verso questo tipo di giochi?

V: È solo una questione di tempo: già adesso ci sono dei giochi indie di enorme successo e, con la continua espansione dei servizi di digital delivery, la situazione non può che migliorare. Io sono molto ottimista.

C: Un'ultima domanda: con Indie Vault avete intervistato vari sviluppatori. Ce n'è qualcuno che ti ha colpito in particolar modo?

V: Tra quelli che abbiamo intervistato? Forse Joakim Sandberg (in arte Konjak): è un giovane davvero in gamba e che da solo ha realizzato giochi tanto curati quanto divertenti. Dovreste provare Noitu Love 2 e, da bravi nintendari, The Legend of Princess. Tra tutti gli sviluppatori indie non saprei proprio scegliere un nome solo: tra quelli che apprezzo di più ci sono sicuramente Jonathan Söderström, uno dei più prolifici in assoluto, e Derek Yu, un artista a 360°.

Ancora grazie a Vincenzo Lettera, che ci ha concesso il suo tempo per l'intervista.

 

Commenti  

 
-1 #1 Piero Baldini 2009-07-30 16:51 Intervista a puro scopo promozionale per un sito che probabilmente vorrebbe qualche visitatore in più… Citazione
 

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